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Incentivi ai condòmini «poveri»

Incentivi ai condòmini «poveri»
30 Novembre 2016 ciccio

Una botta al gasolio: l’effetto desiderato della nuova agevolazione della legge di Stabilità per i condòmini incerti sul cambio della caldaia potrebbe essere, oltre che di un bel risparmio economico, quello di abbattere l’inquinamento in città. Anche se, dice Achille Colombo Clerici, presidente di Assoedilizia di Milano «Nelle aree metropolitane italiane il principale responsabile dell’inquinamento da Pm10 non è nell’uso degli impianti privati condominiali di riscaldamento: ma nella circolazione di veicoli inquinanti pubblici e privati, nel sollevamento delle polveri sottili in strade che non vengono lavate, negli impianti obsoleti pubblici». Comunque, negli impianti di riscaldamento, mentre il metano produce 0,2 Pm10/grammo (quanto il Gpl), il gasolio arriva a 30 (quanto le stufe a pellet più innovative). I problemi, negli edifici condominiali (che costituiscono la grandissima maggioranza nelle città) sono di due ordini: anzitutto il gasolio consente un rapporto diretto con il fornitore di combustibile, lasciando la possibilità di una zona d’ombra agli amministratori scorretti o, nella migliore delle ipotesi, di sconti che lasciano l’illusione ai condòmini di aver risparmiato qualcosa. Poi c’è il fattore fiscale: chi passa da una caldaia a gasolio a una a metano ha diritto alla detrazione dall’Irpef del 65% delle spese sostenute; ma spesso questo sconto è inutilizzabile a causa del fenomeno dell’incapienza”: il condòmino-contribuente, a volte, non ha abbastanza tasse da “scontare”. Questo fenomeno si verifica spesso con i pensionati che hanno un trattamento tra i 500 e i 700 euro al mese: le detrazioni che già spettano per legge, calcolate direttamente nella pensione, “assorbono” interamente l’Irpef dovuta sui redditi bassi, quindi ulteriori detrazioni non servono a nulla, restano inutilizzabili. Ecco quindi perché molti pensionati sono contrari al cambio della caldaia da gasolio a metano: a differenza degli altri condòmini più “ricchi” non usufruiscono del pur cospicuo risparmio fiscale. Attenzione: per questi interventi il valore massimo della detrazione fiscale è di 100mila euro e occorre che a fine lavori sia stato raggiunto un indice di prestazione energetica per la climatizzazione invernale non superiore ai valori definiti dal decreto dello Sviluppo economico dell’11 marzo 2008, Allegato A. Nella legge di Stabilità 2016 (articolo 1, comma 74) ha trovato posto una disposizione che potrebbe risolvere il problema e dare una svolta, facendo sparire le vecchie caldaie e gasolio. La norma dice che «per le spese sostenute dal 1o gennaio al 31 dicembre 2016 per interventi di riqualificazione energetica di parti comuni degli edifici condominiali», i soggetti cui spetterebbe la detrazione «possono optare per la cessione del corrispondente credito ai fornitori che hanno effettuato i predetti interventi».Ancora non si sa come, dato che l’impresa che “incassa” il credito dovrebbe riconoscere subito uno sconto per tutto l’importo ma, se le regole restano uguali, potrebbe a sua volta scontarlo solo in 10 rate annuali. Ma il comma 74 dice che sarà un provvedimento del direttore delle Entrate, da emanarsi entro il 1° marzo 2016, a chiare le «modalità» di cessione di questo credito d’imposta. Quindi si rischia di perdere due mesi preziosi per le delibere in assemblea.

Estratto da Il Sole 24 Ore del 30/12/15

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